Le parole che curano le radici: la mia vittoria al Premio Letterario Nazionale Lingua Madre
Ci sono momenti in cui la vita sembra chiudere un cerchio inaspettato, annullando in un solo istante i chilometri, gli anni di sacrifici e i silenzi che spesso accompagnano i percorsi migratori. Vincere il Primo Premio alla XXI Edizione del Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre con il mio racconto “Le ferite delle madri, le cicatrici dei figli” è stato esattamente questo: una pacificazione esistenziale, un abbraccio tra la terra da cui sono partita e quella che mi ha accolta.
Salire sul palco del Salone Internazionale del Libro di Torino è un’emozione che porto nel cuore, un traguardo condiviso orgogliosamente con le istituzioni italiane e romene che hanno voluto essere al mio fianco, testimoniando un legame indissolubile tra due Paesi che, oggi più che mai, definiscono chi sono.
La storia di Alina, la storia di molti
Questo racconto nasce da una storia vera. Scrivere di Alina è stato come riaprire una cicatrice che credevo rimarginata, per scoprirla invece preziosa. Alina incarna la "generazione di mezzo": strappata alla Romania post-comunista da bambina, cresciuta a Milano e poi ritornata a Bucarest per amore di una madre che invecchia. Un "esilio al contrario" che oggi impone anche a suo figlio, Luca, costretto a rinegoziare la propria appartenenza tra il tifo per lo Steaua e la nostalgia per i tram di Milano.
Attraverso le sue parole, ho voluto raccontare il paradosso di noi figli della diaspora, diventati cittadini transnazionali, capaci di sentirci a casa ovunque ma perennemente sospesi sulla soglia di due mondi. E alla fine, proprio come Alina che ritrova il suo equilibrio preparando una pasta aglio, olio e peperoncino nella sua cucina a Bucarest, ho capito che non dobbiamo scegliere. Siamo la somma dei nostri due mondi.
“Crescere fra due mondi non è una sottrazione, ma una straordinaria fonte di ricchezza. Sono preziosamente italiana, ma fiera custode delle mie origini.”
Una voce che attraversa i media
Questa vittoria ha dato una cassa di risonanza incredibile a tematiche che mi stanno a cuore da oltre dieci anni, prima come scrittrice e mentore, e oggi anche a livello accademico attraverso il mio percorso di dottorato di ricerca.
Sono infinitamente grata per l'attenzione che i media hanno riservato a questa storia. Portare la voce delle seconde generazioni in spazi di grande rilievo è stato un onore immenso. In questi giorni ho avuto la fortuna di raccontare questo viaggio:
In radio, intervistata da Spaziolibero su Radio Rai 2 e da Radio Torino International;
In televisione, ospite di Spaziolibero su Rai 3;
Oltre i confini italiani, con l'invito alla trasmissione Romani în lume su TVR Internațional, per parlare direttamente al cuore della comunità romena nel mondo.
Ai giornali nazionali come Il corriere di Torino e ilQuotidiano e ai giornali della diaspora come Jurnalit.
Un incontro che sa di casa
C'è un'ultima, preziosa tessera che ha completato questo meraviglioso mosaico torinese. Un ringraziamento profondo, che sa di famiglia, va a Carmelo e Olimpia. I giorni del Salone non sarebbero stati gli stessi senza di loro. Questa splendida coppia italo-romena ha aperto a me e ad Antonio le porte della propria vita con un'accoglienza rara e commovente.
Sedersi con loro a tavola ha significato assistere all'incontro perfetto tra due generazioni: noi giovani, con il nostro cammino ancora tutto da scrivere e l'adrenalina dei sogni in tasca, e loro, custodi di una saggezza mite, di chi la vita l'ha percorsa amando e fondendo due culture in un unico battito. Carmelo e Olimpia sono l'incarnazione vivente di quel ponte di cui scrivo nei miei racconti. La loro presenza rassicurante e la loro amicizia così sincera sono state, per me e Antonio, il rifugio più dolce. È il premio più inatteso e prezioso che abbiamo riportato a casa.
Un ponte contro gli stereotipi
Dedico questo riconoscimento a tutti i giovani della diaspora che, come me, portano addosso i segni dello sradicamento. Alle nuove generazioni che hanno studiato, hanno acquisito alte professionalità e che ogni giorno arricchiscono i Paesi in cui vivono, superando con dignità e cultura i vecchi stereotipi.
Il mio impegno quotidiano — nelle aule universitarie e attraverso le pagine dei miei scritti — continua da qui: nel dare voce a chi cammina nel mondo con un piede in Italia e uno in Romania, fiera di non essere più in transito, ma finalmente arrivata.
Grazie di cuore a chi ha letto, a chi ha ascoltato e a chi continua a camminare insieme a me.
Andreea



