Il 15 aprile 2026 ho vissuto un momento di profonda crescita professionale e personale. Presso la sede dell'Ambasciata di Romania in Italia, ho avuto l'onore di presentare la mia ricerca all'interno del convegno scientifico internazionale "Un'amicizia duratura. Le relazioni tra Romania e Italia dall'età moderna a oggi", evento cardine dell'Anno Culturale Romania-Italia 2026.
Prima di condividere i contenuti del mio lavoro, desidero ringraziare di cuore la mia coordinatrice, la Prof.ssa Anca Stangaciu, per avermi invitata a far parte di questo progetto e per aver creduto nella mia visione fin dall'inizio.
Un sentito ringraziamento va anche all'Ambasciata di Romania per l'accoglienza impeccabile e ai comitati organizzativi dell’Università Babeș-Bolyai di Cluj-Napoca e dell'Università Roma Tre. È stato un privilegio dialogare con studiosi di tale calibro in un contesto così prestigioso.
Oltre all'impegno accademico, questo convegno è stato per me un'occasione di grande gioia umana
Inserita nella sezione dedicata alle "Sfide economiche e scelte immigrazioniste", la mia relazione — dal titolo "Italia e Romania, opportunità reciproche: migrazione consolidata, ritorni e seconde generazioni" — ha cercato di dare un volto ai numeri.
Oggi, in Italia, ci sono 190.000 giovani con cittadinanza romena che frequentano le nostre scuole. Non sono semplici "stranieri", ma ragazzi che abitano un ponte invisibile tra due culture, portando con sé un'eredità unica che merita di essere valorizzata.
Il cuore della mia ricerca è il ruolo del Patrimonio Culturale Immateriale (PCI) come pilastro per l'identità delle seconde generazioni. Ho analizzato come questo patrimonio funzioni da "ponte invisibile", capace di accorciare le distanze geografiche attraverso tre elementi chiave:
- La lingua come rifugio
- La forza dei simboli
- La memoria per un'identità solida e bilanciata.
La conclusione a cui sono giunta è che le seconde generazioni non sono persone "divise" a metà, ma persone con un'identità aumentata. Il patrimonio immateriale permette loro di muoversi tra due nazioni con orgoglio, trasformando la nostalgia del passato in una visione per il futuro.
Questi giovani sono i veri "traduttori di mondi", capaci di innestare la bellezza delle radici romene nel cuore della modernità italiana. Il PCI non è affatto un limite all'integrazione, ma la risorsa più preziosa che abbiamo per costruire un dialogo interculturale autentico e arricchente.
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