Due patrie, un solo cuore: il racconto del mio seminario alla Babeș-Bolyai  

Cosa significa, davvero, essere un ponte?

Il 12 ottobre scorso, durante il seminario che ho tenuto per la Facoltà di Studi Europei dell’Università Babeș-Bolyai di Cluj, ho cercato la risposta insieme agli studenti. Il titolo era "L'Interculturalità. Romania-Italia: un punte de migratie si identitate", ma per me è stato molto più di una lezione: è stato un viaggio di ritorno e di scoperta.

Parlare di identità ibrida, di migrazione e di transnazionalità davanti a uno schermo che univa l'Italia e la Romania ha avuto un sapore particolare. Perché io quelle parole non le ho solo studiate: le porto scritte sulla pelle. Appartengo a quella seconda generazione che spesso si sente sospesa, che cresce cercando l'equilibrio in un battito di ciglia tra una lingua e l’altra.

Nel dialogo con gli studenti, ho rivisto i miei stessi dubbi, le mie stesse domande. Abbiamo parlato di cosa significhi integrare senza dimenticare, e di come le realtà generazionali cambino il volto di un intero Paese. Non ci siamo fermati alla teoria; abbiamo cercato insieme soluzioni istituzionali che possano finalmente dare voce e diritti a chi, come me, abita il "confine" come se fosse una casa.

Sono state due ore intense, ricche, vibranti. Mi sono resa conto che, mentre cercavo di formare loro, erano loro a formare me. C’è una forza incredibile nel riconoscersi negli occhi di chi sta studiando per costruire un’Europa più inclusiva.

L’interculturalità non è un concetto burocratico. È il profumo della cucina di casa che si mescola alle abitudini del Paese in cui vivi; è il coraggio di chi è partito e la sfida di chi, restando o arrivando, deve reinventarsi ogni giorno.

Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza la mia coordinatrice di dottorato, la Professoressa Anca Stangaciu. La ringrazio di cuore per questa opportunità e per la fiducia costante. Saper di avere accanto una guida che valorizza non solo la mia ricerca, ma anche la mia storia personale, è per me un dono prezioso.

Esco da questo incontro con una certezza: le radici non servono solo a stare fermi, ma a nutrirsi per allungare i rami oltre ogni frontiera.